- 2009-03-31 23:40
- by MenioN
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Questo articolo rappresenta la sola opinione dell'autore. La D.C.A.
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espressi nell'articolo. Recentemente, visitando il blog del mio collega (se posso definirmi tale) Simone "AKirA" Trimarchi mi sono imbattuto in un suo post riguardante GeePlay , una "gaming room" in cui si gioca a TeeWorlds scommettendo soldi veri, vincendoli o perdendoli in base alle proprie kills o deaths. L'articolo di Simone mi ha convinto definitivamente a scrivere qualcosa al riguardo di queste gaming rooms, che già anni fa hanno cominciato ad affacciarsi sul netgaming, con la breve ed infruttuosa esperienza di Tournament.com. Dopo la chiusura di Tournament.com, nessun'altro ha tentato l'ardua impresa di lanciarsi in un progetto simile, almeno fino ad oggi: è nato GeePlay ma soprattutto è nato PlayAll , di cui avevo appunto intenzione di parlare in questo articolo. Ma andiamo con ordine. Nel Maggio del 2007, Tournament.com apre ufficialmente i battenti: è un progetto innovativo, ideato da tre businessmen inglesi, in cui i players di Counter-Strike: Source giocano non più per il puro piacere del divertimento, bensì per provare a trarre profitto dalla loro skill: "Win real cash playing your favourite games". Il tutto parte ovviamente con una campagna pubblicitaria enorme: i banner di Tournament.com sono su tutte le pagine di Gotfrag, che ai tempi conservava ancora il primato di miglior portale esportivo, sia per qualità sia per l'enorme numero di visite. Anche nell'advertising di Google si potevano scorgere i link a Tournament.com, segno che gli ideatori del progetto non avevano affatto trascurato il marketing. Eppure, il progetto stentava a decollare, nonostante il client fosse ottimo, le modalità molteplici (classica, deathmatch, gungame, reverse gungame, classica a torneo), la possibilità di costruirsi un proprio "bankroll" partendo da zero, grazie ai numerosi "freeroll" disponibili (a cui partecipavo sempre). Purtroppo però i giocatori erano davvero pochi rispetto a quello che ci si sarebbe aspettato, e difatti nel Novembre dello stesso anno il sito chiude, con un comunicato conciso e chiaro: "We have taken a step back to take a fresh view of our business model and have decided we need to change direction.rnrnWe can give no guarantee as to when our service will resume." Sfortunatamente, ai tempi non mi preoccupavo molto dei Termini e delle Condizioni, per cui non ebbi cura prima della chiusura del sito di andare in cerca di qualcosa che potesse farmi capire come i creatori di Tournament.com guadagnavano dall'attività sul proprio client. Forse una percentuale sulla vincita, sui depositi, sulle transazioni.. sicuramente sapere qual era la fonte di guadagno di Tournament.com mi avrebbe aiutato a capire in parte i motivi della chiusura. In ogni caso comunque, gli utenti erano davvero pochi e questo è stata sicuramente una delle cause principali. A poco più di un anno dalla chiusura di Tournament.com, nasce PlayAll, un servizio molto simile destinato però ai giocatori della serie Call of Duty (1, 2 e 4), con l'intenzione di espandersi anche verso altri giochi. Memore dell'errore commesso in passato, sono andato subito a controllare attraverso i Termini e le Condizioni come PlayAll guadagnasse attraverso il suo servizio: "7.6. Transaction Fees
PlayAll deducts a 10% fee for all transactions processed through its Services. Thernuser authorizes PlayAll to automatically deduct this fee whenrnprocessing a financial transaction and agrees that, once received byrnPlayAll, all fees are non-refundable.
7.7. PlayAll Service Fees
PlayAllrndeducts a standard “service fee” of 15% of the user’s stake (amount wonrnor lost during a game). This service fee is automatically deducted fromrnthe user’s gross winnings before the net winnings are paid into thernuser’s account." Dunque, il concept di PlayAll è molto chiaro, un concept già sperimentato da parecchi anni nel mondo del poker: il giocatore paga una tassa, un "rake" sulle vincite o sulle perdite in una partita. Questa percentuale viene subito scalata, e il giocatore riceve nel suo account la vincita già tassata. Inoltre, rispetto alle poker room, PlayAll fa pagare ai suoi utenti anche le transazioni che avvengono attraverso i suoi servizi. Al di la di questo comunque, PlayAll assomiglia ad una poker room molto di piu di Tournament.com: ci sono promozioni, tornei speciali, showmatch, testimonial, bonus di iscrizione e proprio recentemente è stata aggiunta la possibilità di creare server personali. Dando uno sguardo alle statistiche, scopriamo che in 118 giorni di gioco (anche se il client è stato ufficialmente lanciato solo a fine Gennario, quindi sarebbero ~60 giorni) il totale dei soldi guadagnati ammonta a circa 950 euro, di cui 750 solo su CoD4, mentre il giocatore con le vincite più alte ha guadagnato al momento 110 euro. Sono numeri non certo stratosferici, ma c'è da considerare che il client è ancora poco conosciuto, per cui personalmente credo che sia prematuro trarre delle conclusioni. Piuttosto, come anche dice Simone "AKirA" Trimarchi nel suo articolo, un interessante aspetto da analizzare è quello delle potenzialità di progetti simili nell'esport: se per esempio ESL lanciasse la sua "gaming room", questa potrebbe rappresentare un importante fonte di guadagno per la società tedesca, un'alternativa che potrebbe renderla più indipendente e metterla in una posizione tale da poter affrontare il costo di importanti tornei anche senza dipendere interamente dagli sponsor. Ma anche PlayAll, se dovesse avere successo, sono sicuro che organizzerebbe tornei con un notevoli montepremi in palio, sia per i propri utenti sia per pubblicità, coinvolgendo i più importanti teams internazionali. Il problema comunque, rimane sempre quello di vedere se il gaming è adatto a progetti simili, anche perchè lo scopo primario dei videogame è proprio quello di divertire. Di guadagnare, per il momento, non ancora.
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